“SAY GERONIMO!” 2015, atto primo: Springertag/FINA Diving Grand Prix Rostock

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“Ma voi perché parlate italiano?” (Domenico Rinaldi)

(nella foto, a destra, due inviate speciali chiaramente disinteressate ai cinesi tarocchi; © Maik Steinhagen)

Dopo Dresda e Berlino, è il turno, per anticommento, di portarvi a Rostock, conosciuta dai più come quella città in cui “di decente c’è solo il centro e nevica fino a maggio”. Una Narnia crucca, insomma, dove, per arrivare, in effetti sarebbe comodo se bastasse gettarsi nel proprio armadio, visto che, a livello aereo soprattutto, la parola diretto non compare nelle opzioni.

Ma con un quarto di anticommento (M) stanziato proprio in loco e un altro quarto (F) sempre in terra crucca, la trasferta è stata meno complicata. Il brivido di correre in stazione dopo aver staccato da lavoro, 5 ore di treno ad andare e 5 di bus al ritorno (ho rimesso piede a Leipzig all’1.30 di notte…), è stato parte integrante del weekend, perché le cose semplici mai.

E così, mentre la gente normale si fa le trasferte calcistiche, noi hipster ci facciamo quelle tuffistiche. A completare l’opera potremmo anche intonare un “maciniamo chilometri, superiamo gli ostacoli con la DSV nel cuor”, se non fosse che alla DSV ogni tanto daremmo fuoco XD

Le start list non erano al 100% entusiasmanti, e ne eravamo a conoscenza da giorni e giorni prima, ma, per due orfane del Grand Prix di Roma, dire no a quest’ evento risultava comunque difficile.

Il primo giorno, visto che F finge di essere una persona adulta e doveva lavorare, io (M) mi sono svegliata all’alba per andare in piscina, dopo aver già scoperto il giorno precedente che le temperature dell’edificio erano poco più basse di quelle del sole (sauna inclusa nel prezzo del biglietto!).

Visto che sono cresciuta a Roma e sono ancora convinta che per uno spostamento da una parte all’altra della città ci voglia almeno un’ora, sono uscita con un tantino di anticipo, arrivando quindi mezz’ora prima dell’inizio della prima gara, i tre metri uomini, e ritrovandomi come unica spettatrice dell’evento. No, non sto scherzando: mi sono guardata intorno e c’erano solamente maglie colorate dei vari team, maglie bianche dei giudici e dello staff dell’evento. E poi io. Come ogni gara di qualificazione da tre metri che si rispetti, gli atleti in gara erano un migliaio circa, alcuni provenienti da paesi di cui non sapevo neanche dell’esistenza fino a cinque minuti prima. Ammetto di aver passato metà della gara a mandare aggiornamenti al resto dell’Anticommento, ma c’è da dire che neanche gli atleti presenti sugli spalti fossero particolarmente attenti. Qualcuno alzava lo sguardo dal cellulare solo quando un suo compagno di squadra era chiamato per tuffarsi, ma per il resto sembravano ancora tutti addormentati, complice anche la piacevole temperatura della piscina. Finita l’appassionante gara, quindi, ho deciso che ci tenevo ancora alla mia salute e sono tornata a casa, perdendomi quella che senza dubbio sarebbe stata un’altra meravigliosa eliminatoria, quella dei dieci metri donne.

Sono tornata in piscina solo per la finale dei tre metri, orfana di italiani, ritrovando una piscina quasi piena – la voce sulla sauna gratis si doveva essere sparsa in mattinata. Questo Grand Prix si svolge ogni anno a Rostock, eppure la gente non sembrava essere particolarmente ferrata sui tuffi, visti gli applausi entusiasti a qualunque tuffo. Ma forse non dovrei lamentarmi, meglio un pubblico così che nessun pubblico, e sia sabato che domenica la piscina è stata decisamente piena.

Comunque sia, la finale ci ha regalato delle buone prestazioni (si dice prestazioni??? AIUTO???), e subito dopo aver esultato per il terzo posto di Illya (e aver riso per Patrick quarto che già rosicava alla prima gara della stagione), sono scappata, perdendomi la grandiosa finale dei dieci metri donne, perché dovevo comprare delle birre per l’arrivo di F. Bisogna pur avere delle priorità nella vita

#day2, con la solita nonchalance che ci contraddistingue ci siamo accomodate alla Neptun dal lato riservato agli atleti, complice il fatto che, i comuni mortali, possono in teoria sedere alla fine della tribuna (da dove non si vede un accidenti, grazie al genio che ha deciso di piazzare una piattaforma da 3 metri nel lato della piscina che costeggia la tribuna stessa).

Dal momento che nessuno ha avuto da ridire sulla nostra presenza (a parte forse il team Dutch, che, all’indomani dei fattacci della Barcaccia, si è probabilmente preoccupato della proprio incolumità), abbiamo trovato un nostro angolo (documentato anche dalle foto ufficiali sul sito dell’ evento, perché essere finite in non si sa quante inquadrature a BLN2014 non bastava…al prossimo evento firmeremo direttamente autografi…).

E, ancora una volta, ci teniamo a ribadire come l’azione sugli spalti non vada affatto sottovalutata, anzi, è da ritenere parte integrante dell’ evento stesso (soprattutto se in acqua succede ben poco di spannend, come si dice da queste parti…). Senza contare, che, è più facile partecipare al nostro gioco preferito “facciadaculofacciadaculoculofacciadaculoculo”, di cui siamo ormai promotrici da un annetto buono (ricchi premi e cotillons!).

Sabato è tempo di sincro maschili e individuale 3m donne. Tra un forfait dei titolari russi e tedeschi (er pecetta ha deciso bene di sfasciarsi una parte del corpo che ancora aveva sana, continuando il suo personalissimo gioco, l’allegro chirurgo), i 3m sincro se li aggiudicano gli ucraini, con un incerottatissimo Gorcoso (probabilmente quello che aveva sulla schiena era in realtà un pittogramma cinese che recitava “scemo chi legge”) e un Kvasha finalmente libero da guai fisici (YEAH! ¾ di anticommento hanno gioito manco troppo pacatamente davanti a Illya finalmente sano e in forma). Secondi i cinesi, terzi i fratelli Novoselov, per la Russia (aridatece le gobbe dei fratelli Dobroskok, piuttosto!). I nostri chiudono, ahinoi, mestamente in 11^ posizione, terzultimi.

Le competizioni sono a ritmo serrato, post risultati dell’ eliminatoria, vengono partorite due semifinali 3m donne sbilanciatissime, con la semi A da coltello tra i denti, e la B assai più tranquilla. La nostra Tania approda in finale, ed è tempo per noi di sfamarci al volo. Vorrei spendere due parole sull’organizzatissima Neptun Schwimmhalle, che, fiera portatrice dello spirito crucco del Kaffee und Kuchen, offriva agli avventori la possibilità di acquistare fette di torta per la ridicolissima cifra di 50cent. l’una.

Pit stop terminato, si torna in sauna per tifare Tania. Abbiamo fortuna e troviamo anche dei posti a sedere, dietro al team Russia… Anche a questo giro, i centesimi, decidono di romperci le uova nel paniere (va come son fine, oggi!) e Tania finisce 2^ dietro alla cinese Lin e davanti alla canadese Abel.

Da sottolineare l’ottima prova della nuova pupilla della DSV, Christina Wassen (classe ‘99, sentiamoci tutti assieme vecchi!), esclusa dalla semifinale solo a causa della regola dei due atleti per nazione (Punzel e Subschinski avevano terminato davanti a lei). Si sentirà sicuramente parlare di lei a breve, complice il fatto che, tra le fila tedesche, al femminile, scarseggino atlete di rilievo.

Piattaforma sincro U molto spannend (credeteci, crediamoci), con l’oro al collo dei Weltmeister (abbiamo ancora qualche mese per continuare a chiamarli così, poi chissà…) davanti a Cina e Messico. A sorpresa quarta l’altra coppia tedesca, Stein – Barthel (ovvero una meteora e uno che si spara selfie su selfie su Instagram).

Tra una gara e l’altra inizia il tormentone del “ma che ci fanno due italiane qua?”, nuovo gioco a cui abbiamo simpaticamente partecipato in questo weekend. Se infatti tutto scorre nella normalità nel caldo afoso e ovattante della piscina, mettete due italiane a parlare sugli spalti e si creerà il delirio (e non perchè facessimo casino, sia ben chiaro!). In effetti, lo ammettiamo, trovare qualcuno di non crucco tra gli spettatori presenti ad una gara del genere, era un po’ un’impresa ma mai avremmo pensato di scatenare l’altrui curiosità. Un grazie particolare, dunque, a coach Rinaldi che ci ha permesso così di fare gli unici due discorsi sensati dell’intero weekend (no, non è vero, forse qualcosa di sensato lo abbiamo detto anche non in sua presenza, dai!)

Dopo 10 ore in Schwimmhalle possiamo finalmente tornare a respirare aria fresca, qualcosa di cui avevamo scordato l’esistenza ad appannaggio ormai del microclima subtropicale creatosi alla Neptun.

 

#day3 di nuovo sveglia presto (chi ha detto che è domenica?) e dritte in piscina per l’eliminatoria della piattaforma U. Menzione speciale al tizio del team Mexico che dormiva tranquillo su uno dei lettini della fisioterapia (abbiamo smesso di preoccuparci della sua incolumità solo a R6, quando ha dato finalmente segni di vita… la temperatura da girone infernale non ha dunque causato vittime).

Area atleti strapiena, complice anche la calata a valle della ZDF, per l’occasione ci accomodiamo dunque dall’altro lato (anche lì strapieno). Nulla di fondamentale da sottolineare (per il mondo, per noi è stata comunque una mattinata altamente formativa), in vasca risultati abbastanza scontati.

A malincuore, decidiamo di tornare a casa a sfamarci e di perderci la nostra gara preferita di sempre, il sincro piattaforma donne. Per info rivolgersi al sito ufficiale dell’evento (no, non faccio manco lo sforzo di incollarvi i risultati). Ritorniamo in largo anticipo per i 3m sincro donne, con lo scopo di trovare un posto in zona atleti, visto che i trampolini sono da quel lato.

La situazione è ben poco diversa dalla mattinata, ma riusciamo conquistare un piccolo spazio vitale dietro al corrimano, in mezzo al team Deutschland. Ha inizio così l’ esperienza del “passa anche tu un pomeriggio in mezzo al team pecorari”, ricca di colpi di scena. Parcheggio i miei  bagagli (ho il pullman la sera stessa) come se fossi a casa mia e prendo posizione.

Tra un paio di occhiatacce da parte di gente sconosciuta all’interno del team, e una ragazzina insopportabile che mi avrà pestato i piedi non so quante volte (ciao Erode!), ci apprestiamo a fare il tifo per le nostre, un tantinello preoccupate per la nostra incolumità (e stavolta il clima tropicale non c’entra nulla).

I centesimi a questo giro giocano dalla nostra parte e ce ne torniamo a casa con l’argento al collo. Sugli spalti, intanto giunge una furente Punzel (anche Tina, ogni tanto si incazza… con quel faccino non l’avrei mai pensato), e deve arrivare il capo federazione della DSV a ricordarle che deve presentarsi alla cerimonia di premiazione, che prevede la partecipazione fino al 6° arrivato.

Nel frattempo il salutista Paddy (tutti a mangiare i gelati appena recapitati con un megafrigo portatile, lui unico con l’uva) diventa centro dell’attenzione e si scatena in un paio di imitazioni di qualche mal capitato…anche i vecchidentro hanno un animo da giullare, insomma. Il tutto a 10cm da noi, esperienza, anche questa, compresa nel prezzo del biglietto cumulativo. (Ci terrei a sottolineare quanto sia stata provante come esperienza… in poche parole “è come stare al museo… guardare e non toccare”).

The best is yet to come, e il #teampecorari, degno del proprio nome, inizia a scatenarsi, complice la consapevolezza che a questo giro si può andare a medaglia. Inizia per me, causa stretta vicinanza il “perdi anche tu l’udito grazie a Oliver Homuth”, uno che, a fischi alla pecorara, potrebbe tenere lezioni e seminari in tutto il globo.

Questa volta, siam dalla loro, e il tifo non rischia di minare dunque la nostra incolumità. Alla fine della fiera Sascha ne piazza 524.20 e si porta a casa l’oro davanti al cinese Tai e, con gran sorpresa di tutti, Kaptur, il quale, con gara liscia e regolare ci priva della presenza sul 3° gradino di Ruvalcalba, partecipante storico del nostro gioco preferito.

Per il podio troviamo addirittura posto in prima fila e la giornata, così come l’intero weekend volgono a conclusione con un Paddy che si spara selfie con Sascha (spacciandolo poi su Facebook come scatto post oro del sincro) e un Wolfram scatenatissimo che canta con passione Barbie Girl (il CD del GP era stranamente aggiornatissimo, la nota vintage doveva pur starci).

Raccogliamo i nostri averi ormai sparsi ovunque, non dopo aver scatenato ulteriore curiosità con la nostra madrelingua (“ma voi perché parlate italiano?” rimarrà una delle best quote dell’intero weekend) e ci accingiamo a lasciare la Schwimmhalle. Mentre ci spariamo un selfie (con scarsi risultati, siamo vecchie!) sullo Strandkorb, un tizio ci informa gentilmente che stanno ditribuendo birra gratis (è avanzata e non hanno cuore di buttarla… bravi crucchi!).

Prolunghiamo così la nostra presenza in piscina (è uno sporco lavoro e qualcuno dovrà anche farlo, da crucche acquisite, mai potremmo perdonarci di mandare della birra sprecata), e anche Illya, così come il resto del team Ukraina è dei nostri. Dopo aver assistito alla sua logorrea con gente del team Brasile, decidiamo di fermarlo per una foto, al suon di “Illya unica luce in fondo al tunnel”. Il risultato non è dei migliori, il comicissimo tipo che ha scattato, infatti, non si sa se era più ubriaco o ciecato…

Stavolta è il momento davvero di andare e arrivo allo ZOB giusto in tempo per prendere il bus (come passa veloce il tempo quando si cazzeggia).

Non importa quanto di rilievo sia la competizione, se c’è una cosa che ormai ho imparato in anni e anni di gare in giro qua e là, è che alla fine di ogni weekend il divertimento è assicurato. Non c’è rischio di noia, e al di là dei risultati (non può sempre andare bene per i propri), si torna sempre a casa in qualche modo soddisfatti e un tantino malinconici, complice anche il clima rilassato…

Prima di darvi appuntamento alla prossima, volevamo ricordarvi di segnare anche il nome di Lars Rüdiger, che teniamo d’occhio ormai da un annetto buono, e sta finalmente iniziando a raccogliere, per nostra somma gioia (cuore di mamma!).

Photo gallery: facebook. Credits required.

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