Und wir finden ein Rezept gegen das Alt sein (Campionati Europei Rostock 2015)

coco_martacesari

Dal momento che ormai da qualche tempo a questa parte “#vitaadulta is calling”, quest’anno mi trovo con le ferie bloccate: nessuno può sostituirmi in ufficio, e dal momento che me la sono cavata così bene in questi mesi, i miei capi hanno ben pensato che non mi servisse una mano, e per giugno niente praticante con cui dividere i compiti e le sostituzioni… LUCKY SELF!

Visto che sempre di fortuna parliamo, il mio viaggio di andata Leipzig – Rostock è partito decisamente sotto una buona stella (SPOILER: corcazzo). Stacco da lavoro in patema d’animo perchè sono in corso i 3m sy uomini, di cui ho visto in streaming solo gli obbligatori; in sella al mio bolide giungo alla fermata del bus a tempo di record, nel mentre mi giungono i risultati e cominciano a partire i primi accidenti, per quanto sapessi già da prima dell’europeo come sarebbe finita (non si è mai troppo preparati!). Penso comunque che è pur sempre un bronzo, che gira che ti rigira, percula che ti ripercula, quei due sul podio europeo ormai sono una costante sin dalla loro prima avvantura senior assieme… si parla del 2010, non di ieri, ecco!

Giunge il mio bus e il simpatico autista ci annuncia che ripartirà con 30 minuti di ritardo, sfanculando così la mia coincidenza a Berlino, l’unica che mi avrebbe permesso di NON presentarmi a casa di M alle 4 del mattino. Fortunatamente in questo Paese le fermate dei bus corrispondono quasi sempre alle stazioni centrali dei treni (tranne Berlino che è la hipster tra le città, ovviamente), quindi posso ripiegare sul treno che mi costerà la modica cifra di 85€. Per tutto il resto c’è Mastercard… la mia si è alleggerita assai, di fatto.

Siccome le rotture di palle non arrivano mai da sole, l’ICE è strapieno e si è rotta l’aria condizionata… fuori fanno 30°C, all’interno dei vagoni almeno una quarantina, metteteci anche i sedili imbottiti, e il quadro è fatto. Sedere su un extra lusso ICE e non vedere l’ora di cambiare col treno regionale (dove per fortuna, come previsto, regna la Siberia) è un controsenso grosso come una casa, ma nella vita bisogna provare tutto, no?

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Giungo finalmente a casa di M verso la mezzanotte, e, nonostante il viaggio della speranza, ho ovviamente energie in corpo per sparare cavolate fino alle 2:30 del mattino: tanto mica dobbiamo alzarci “presto” il giorno dopo, noooooo. Un giorno, stile raccolta DeAgostini a puntate in edicola, anche parte di queste cazzate verranno forse rilasciate, per i nostri fanZZZ più accaniti.

Sabato alle 8:00 siamo già svegli, o meglio, abbiamo aperto gli occhi…la scena che mi appare infatti è delle più tragicomiche, tre rincoglioniti morti di sonno che si guardano attorno senza capire esattamente perché si siano alzati a quell’ora: misteri della vita, dei tuffi e del neurone morto che ci gira nella scatola cranica, probabilmente.

Raccolte le nostre forze a dieci mani, preché quattro non sarebbe MAI bastate, ci muoviamo finalmente alla volta della piscina. Arrivate nei pressi della Neptun non sappiamo se ridere o piangere, di fuori, seduti sulle panchine (i vecchi sulle panchine dei giardini succhiano fili d’aria a un vento di ricordi, cantava Baglioni) ci sono i due bronzi europei del sincro 3m U, sempre per la serie gente a caso. Steph saluta ovviamente M, mentre io tento di non guardare per non ridere/piangere allo stesso tempo, e messo piede in piscina mi becco anche la cazziata di M, perché non ho salutato. Ora, non staremo qui a spiegare le politiche interne del gruppo, ma M che rimprovera me – la stessa M che a Berlino mandò me a chiedere a Sascha di farsi la foto con lei – è ai limiti dell’affronto. In realtà io stavo solo architettando l’ennesimo piano, ma, dal momento che sono un genio incompreso, la cosa era difficile da capire.

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Ritiro i due abbonamenti settimanali che avevo vinto grazie al quiz online (e che perderò da lì a poche ore, ho detto che sono UN GENIO incompreso): manca ancora una mezz’oretta all’eliminatoria in programma e lungi da noi entrare nel nono girone infernale con così largo anticipo. Alle pareti sono affissi dei cartelloni che fanno molto scuola elementare, roba del tipo “i tuffatori sono tutti amici” e foto random incollate qua e là, come quelle robe che la maestra vi diceva di portare in classe e che con vostro orrore finivano poi attaccate alle pareti per essere mostrate ai vari genitori.

Mentre ci godiamo le ultime boccate d’aria fresca, compare Steph e decido di fermarlo per chiedergli della medaglia, nonostante conoscessi già la risposta. Mi congratulo e gli chiedo secco se è contento, ovviamente NO. Spiega che la medaglia di per sé fa piacere ma è il colore a non andare bene; tutto come previsto, conosco i miei polli. Inizia così un’analisi della gara e della stagione: i russi non hanno fatto le ultime due tappe delle WS, gli Ucraini non erano neppure qualificati, mentre loro sono andati da una parte e l’altra del globo, ritrovandosi con, assoluti di maggio compresi, ad avere qualcosa come 4 gare in 6 weekend di seguito. Un po’ troppo, forse. Parte l’autoconvincimento del “una medaglia è pur sempre una medaglia”, ma a chi vogliamo darla a bere? E’ un bronzo che va stretto a tutti. La chiacchierata procede, si chiacchiera di università, meteo (ci lamentiamo del caldo ma Steph ci rassicura che quel pomeriggio ci sarebbe stato un temporale. Potete immaginare le risate quando, verso le 16.00, la pioggia ha iniziato a cadere copiosa su Rostock…), il tutto in un clima di assoluto relax, non sembra neanche di essere ad un evento internazionale. Dal momento che il must della settimana era pubblicare il video fail dei filippini, gli facciamo notare come il suo post, in cui spiegava che sa cosa si prova quando si canna completamente un tuffo davanti a mezzo mondo (London2012, nel caso qualcuno ancora NON sapesse), era l’unico che usciva un po’ dal gruppo delle ricche risate. Ci svela però che, in realtà, dietro le quinte, 4 risate se l’è fatte pure lui. Scopriamo così che, tutto questo tornare a Londra a 3 anni di distanza da’ più fastidio a noi, che a lui. L’ha presa con filosofia, ci tengo comunque a precisargli che, il vero nucleo della questione è chiedersi cosa abbiano fatto in questi 3 anni della loro vita quelli che ridevano (e tutt’ora ridono) dell’accaduto, mentre lui era sempre presente sul podio dei 3m synchro, con un argento al collo.

Nel frattempo compare un tizio che prima si congratula e poi spara, di nuovo, la fatidica domanda del “contento?!?”. Mi scappa da ridere perché, abbiamo davvero pensato TUTTI la stessa cosa. Si continua a parlare del più e del meno (ferie, vacanze, il mio viaggio della speranza), gli chiediamo anche di Martin e ci racconta di come sia in formissima e non veda l’ora di gareggiare. Per motivi di scaramanzia, probabilmente, ignoriamo la parte sulla forma e continuiamo a pensare che Minibaev vincerà con ampio vantaggio sul resto del mondo. Giunge il tempo di aprire la porta e buttarsi in sauna, ci accorgiamo così di aver chiacchierato in tedesco con Steph per una ventina di minuti, l’abbiamo imparato per questo, ovviamente!

Inizia l’eliminatoria della piattaforma uomini e noi già siamo in fermento perché finalmente possiamo vedere Martin dai 10 metri (in realtà lo avevamo già visto a maggio, ma ad un europeo è tutta un’altra cosa). Tutto fila liscio, ma ogni tuffo è un’ansia, non si sa mai cosa può succedere e ormai siam convinte che sia fatto di cristallo.

Ora di pranzo e ci affidiamo, di nuovo, alla LIDL. Tra gli scaffali troviamo Kvasha e mezzo team ucraino intenti a scrutare i superalcolici (saranno stati dentro mezz’ora per poi uscire a mani vuote, evidentemente i prezzi tedeschi per loro sono troppo alti), noi ci accontentiamo mestamente di un tramezzino e del butter milch, una roba crucconissima che fa ciao ciao alle nostre italiche origini.

E’ una bella giornata (deve ancora giungere il temporale di cui sopra), fa caldo e splende il sole. Si potrebbe mangiare sulle panchine…peccato siano tutte occupate e l’unica che si libera è quella accanto a dove è seduto il nostro allenatore preferito, colui che anche a questo giro non è caduto dalle scale della Neptun… siamo così brave che neanche gli tiriamo nulla in testa.

Torniamo dentro per la finale dei 3m sincro donne, gara che ci ha dato sempre grandi gioie negli ultimi anni e anche quest’anno non si smentisce, è il settimo oro di fila per Tania e Francesca, e per nostra somma gioia dietro di loro arrivano le tedesche, meglio di così non poteva andare per quanto ci riguarda. Dopo aver visto Tina non proprio al top nell’ultimo periodo è bello vederla di nuovo contenta. Ci concediamo dunque una pacatissima reazione delle nostre all’oro (così, nel caso qualcuno avesse ancora dubbi sulla nostra provenienza), per poi entrare in modalità “oddiolagaradallapiattaforma” sottotitolo: vojo morì!

Sorvoleremo l’intera descrizione della gara e del nostro patema d’animo ad ogni tuffo di Minibaev per un verso, e di Martin per un altro (indimenticabile, durante la verticale, entrambe sussurriamo “tienila, tienila, tienila”, eravamo rilassatissime eh!), sappiate solo che, a fine R5, nonostante i 30p di vantaggio, non ci sentivamo affatto al sicuro. Al solito, abbiamo sempre ragione noi, e a R6 Minibaev tira fuori dal cilindro un tuffo mostruoso… inizio a farmi i conti, quanto serve per rimanere avanti? Mi domando se se li sia fatti anche Martin, o se sia andato dritto alla meta senza troppo pensarci, perché, davanti ai nostri occhi piazza un 109C da 111 punti (per un totale di 575 punti a fine gara, non due spicci, ecco) che getta definitivamente alle spalle 3 anni di sfighe, accidenti e bastoni tra le ruote a uno degli atleti più promettenti dalla piattaforma. Piange lui, piangiamo noi come due fontane, l’intera Neptunhalle è in visibilio, non solo perchè si tratta, finalmente, di un oro tedesco, ma di una medaglia strameritata ed inseguita con tutte le forze. Wolfram non è più una promessa, ha saputo imporsi dalla sua disciplina, finalmente, regalandoci una lezione da non sottovalutare.

Avevamo già sottolineato la forza di volontà di questo ragazzo durante lo scorso resoconto e penso non smetteremo mai di sottolineare quanto sia importante ciò che ha fatto. In uno sport dove spesso, per banalità, si decide di mollare o di cambiare altezza, lui non ha desistito ed è riuscito a portarsi a casa un risultato da non sottovalutare. Avesse fatto uno sport più popolare, la sua storia sarebbe sui giornali di mezzo mondo, ma visto che così non è, ci facciamo noi portavoci della grandezza, ringraziandolo per le emozioni regalate (F non piangeva per motivi sportivi dal mondiale di Raikkonen… sì, qualcuno in Italia pianse per quel mondiale) (M potete immaginarlo, avete presente il mondiale di Barcellona? Ecco.) (C’è da dire che comunque quando sei davanti alla tv è molto più facile commuoversi, dal vivo di solito si cerca di avere un contegno.)

Tempo di ricomporsi e tocca al podio, prima del quale, però, Tania riceve il premio LEN come atleta donna del 2014 (indovinate chi ha vinto per la categoria maschile?) e assistiamo al suo discorso in un misto tra tedesco e inglese. Dal momento che ci siamo spostate dall’altro lato, M è con il suo bel pass a bordo piscina a far foto, io finisco in mezzo alla nostra nazionale e davanti ai miei occhi va in onda un siparietto Cagnotto padre – figlia alquanto divertente. Tania infatti lamenta le temperature mortali della Neptun ed è inoltre costretta e indossare la divisa…vorrebbe almeno risparmiarsi la pettorina, per avere un po’ di respiro, ma non si può. Se ne lamenta con il padre il quale, impassibile la guarda ed esclama “eh, allora hai fatto male ad andare a podio!”.

Nel mentre è tempo di discorso anche per Paddy (mannaggia, vi abbiamo dato la soluzione al difficile quesito troppo presto!) e invito M a prestare orecchio, per vedere quanto si capisce, calcolando che è famoso per il suo parlare a manetta. Rivelo così di nuovo le mie italiche origini e anche Cagnotto senior decide di partecipare al gioco del “oh ma tu parli italiano”. Fra l’altro è proprio in questo momento che la regia decide di inquadrarci, mentre deliriamo su Paddy, e N chiede per quale motivo M stesse facendo delle smorfie. Cercare di decifrare il tedesco di Paddy fa questi effetti.

Tocca alle nostre, inno di Mameli (e no, niente, non ce la possiamo fare mai nella vita ad andare a ritmo sugli spalti) e tanto daje qua e là, neanche fossimo a Roma. (E un “fatece un saluto” di Michele ormai immancabile) Finito l’inno, iniziano a prepararsi i vincitori dalla piattaforma, Martin è a mezzo metro da me, e sorride alle varie macchinette fotografiche spuntate sugli spalti. Colgo l’occasione per complimentarmi e svelargli che sì, mi ha fatto piangere come una bambina, affermazione a cui lui, con tenerezza immonda (mi sono sciolta) ribatte con un “non mi sento più le gambe”. E siccome non voglio far la parte di quella che sale sul carro del vincitore all’ultimo, aggiungo che erano 3 anni che aspettavamo un riscatto del genere e che se lo merita veramente tanto. Lo sognavo da anni è il suo tenerissimo riassunto, tanto che il giorno dopo dichiarerà che si svegliava in continuazione per controllare che la medaglia fosse reale.

Nel frattempo si scatena la curva crucca (e quando MAI!), capitanata da Paddy, che come tutti sapete, è una bruttissima persona che se la tira, incapace di gioire per le vittorie altrui (da segnalare come lui e Steph abbiano deciso di contribuire alla gara di Martin facendo espressioni idiote ogni volta che venivano inquadrati… priceless). Martin sul podio è una fontana e la Neptun viene invasa dalla sua tenerezza. Il mondo è un posto migliore perchè Martin Wolfram esiste. Ricordatevelo sempre…

La pioggia ci da’ tregua, torniamo a casa, dove rimarremo intrappolati fino alle 21.30 causa diluvio universale e assenza di arca di Noè. Passeremo una notte molto ggggggiovane senza mèta alla ricerca di cibo. Perchè fare programmi quando poi il meteo te li può sfanculizzare in un secondo? Fra si mette a fare facile ironia sul fatto che la sua cittadina sia più vitale di Rostock il sabato sera, ma la verità è che c’è il concerto di Marteria, rapper di fama nazionale nato a Rostock, e quindi tutti i gggiovani sono lì. Volevamo mangiare tipico, ma ci ritroviamo a mangiare del kebab (che più o meno equivale alla stessa cosa!)  nella piazza principale della città.

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